Apnea.  La più giovane delle Parche

Cloto, la più giovane delle parche nata dalla notte, si dice che un giorno abbia incontrato un pesce.

di Verdiana Vono

regia Stefania Tagliaferri

con Alice Corni, Elisa Zanotto, Maria Chiara Caneparo

anteprima 30 dicembre 2016, Teatro Giacosa di Aosta, ore 18:30 e 21:30

Tutto si svolge in bagno, luogo di intimità e di riflessione. In scena si staglia una vasca, fucsia evidenziatore, un promemoria dei movimenti interiori dell’animo. In bagno si ride, si piange, si dorme se in camera c’è un pipistrello.

Tre ragazze condividono la casa e il non sapere esattamente cosa le abbia portate a questo punto della loro vita. Versilia ha uno studio dentistico e vuole riempire la sua esistenza di cose nuove. Souvenir ha ereditato una concessionaria e a volte vorrebbe essere una barista che non riga il paraurti una volta alla settimana. Narcisa è l’ultima arrivata e cambia identità quando deve affrontare il mondo esterno.

Hanno deciso di migliorare.

E hanno un piano di 365 post-it.

Selezionato dall’Ordine degli Psicologi della Valle d’Aosta per la Giornata Nazionale della Psicologia 2017 – Periferie Esistenziali

Finalista Premio Incroci Teatrali 2016

Note al testo

Cosa c’entrano un paio di scarpe con le borchie e l’invenzione di un mito sulla più giovane delle Parche, Cloto?

Coniugare poesia e comicità, epico e quotidiano: questa è la sfida dell’autore, intento a ricercare le permanenze del classico nel contemporaneo.  Apnea è un testo di sospensioni. Le interruzioni logiche e le pause sono un tentativo di rendere mimetica la parola e quanto succede nella mente di una persona apnoica. Le tre protagoniste non sono dei casi clinici, ma delle donne che cercano di vivere nella quotidianità con le loro paure e le loro esuberanze, che hanno bisogno di riconnettersi con la parte più profonda di loro stesse, per mettere in pratica il loro desiderio di felicità.

Note di regia

Apnea è una storia di delicatezza, che vuole essere un abbraccio di incoraggiamento a guardare oltre la superficie. In questo spettacolo si va nelle profondità dell’oceano interiore con una vasca-sottomarino. Pochi ambienti, personaggi super quotidiani e situazioni che più o meno sono capitate a tutti. Apparentemente le protagoniste, come me, come molti di noi credo, sembrano divagare, preoccupandosi di atteggiamenti e posture individuali, non di battaglie per il bene comune: proprio questo affondo e questo livello di coscienza permettono loro di aprire gli occhi e di agire in modo organico, attivando una intima rivoluzione, che potrà avere ricadute di onda lunga. Apnea. La più giovane delle Parche è anche un racconto yogico. Le protagoniste non hanno ancora deciso se diventare adulte o pesci. Essere pesci, cioè andare sott’acqua e non riemerge più a galla, alienandosi da questo mondo. Oppure essere pesci Prometei, che nel viaggio imparano a respirare. Come Matsyendra, il piccolo pesce che apprese di nascosto lo yoga da Shiva e Parvati e nuotò, nuotò, nuotò fino alla terraferma ripetendo i misteri che aveva scoperto. Arrivato a riva si rese conto di essersi trasformato in uomo. E insegnò lo yoga alle persone.

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